venerdì 28 novembre 2008

Mumbai messa a ferro e fuoco da un gruppo di estremisti islamici (OR)

Attacco al cuore dell'India


Appello di Benedetto XVI per la fine di tutti gli atti di terrorismo

New Delhi, 27. Attacco al cuore dell'India. Mumbai, la capitale economica del Paese, è stata fatto bersaglio ieri sera da una serie senza precedenti di azioni terroristiche coordinate. In un telegramma a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, inviato all'arcivescovo di Bombay, cardinale Oswald Gracias, Benedetto XVI si è detto "profondamente preoccupato per l'esplosione di violenza a Mumbai". "Sua Santità - si legge nel telegramma - lancia un pressante appello per la fine di tutti gli atti di terrorismo, che offendono gravemente la famiglia umana e destabilizzano duramente la pace e la solidarietà necessari per costruire una civiltà degna della nobile vocazione dell'umanità all'amore di Dio e del prossimo".
In una dichiarazione all'Ansa, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, ha affermato che gli attacchi terroristici di Mumbai riguardano "l'intera comunità internazionale". E i vescovi della Conferenza episcopale dell'India hanno dichiarato che "il terrorismo è il male, il disprezzo assoluto della vita umana".
La città affacciata sul Mar Arabico è stata praticamente messa a ferro e fuoco da un'ondata di deflagrazioni e sparatorie: uno degli attacchi più sanguinosi e meglio organizzati della storia del terrorismo internazionale. Alcuni commando con armi ed esplosivi hanno attaccato obiettivi turistici e alberghi di lusso, in particolare il Taj Mahal e l'Oberoi-Trident - frequentati per lo più da cittadini occidentali - alcuni uffici e la stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji Terminus, già nota come Victoria Terminus. Qui, secondo drammatiche testimonianze raccolte dalla Bbc, gli attentatori hanno ucciso senza pietà decine di persone in attesa dei treni a lunga percorrenza. Difficile quantificare le vittime. Le autorità parlano di oltre cento morti. Ma è plausibile che le persone rimaste uccise siano molte di più. Centinaia i feriti, mentre un numero imprecisato di ostaggi sono ancora nelle mani dei terroristi parecchie ore dopo l'inizio dell'attaco.
Il Governo indiano ha inviato l'esercito per affiancare la polizia di Mumbai e centinaia di uomini dei corpi speciali come la Rapid Action Force e le teste di cuoio della National Security Guard, specialisti delle operazioni anti-terrorismo. Almeno quattro terroristi e undici poliziotti sono morti negli scontri a fuoco. La polizia indiana ha fatto sapere che un blitz delle forze speciali al Taj Mahal ha avuto esito positivo, mentre l'albergo Oberoi-Trident non è stato ancora liberato dai terroristi, asserragliati all'interno.
Secondo i racconti di alcuni testimoni oculari, gli assalitori "volevano sequestrare chiunque avesse un passaporto britannico o statunitense". Fonti giornalistiche indiane rendono noto che tra le vittime straniere figurano un cittadino italiano, un britannico, un giapponese e un australiano. Tra i feriti, oltre duecento, ci sono cittadini di Australia, Stati Uniti, Spagna, Norvegia, Canada e Singapore. Il vicepremier dello Stato del Maharashtra, del quale Mumbai è la capitale, ha comunque fatto sapere che non ci sono trattative in corso con i terroristi ancora asserragliati negli hotel della metropoli costiera indiana.
Unanime la condanna internazionale per gli attentati. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha definito "inaccettabile" l'esplosione di violenza in India, mentre in un comunicato da Camp David il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha condannato con forza i simultanei attentati di Mumbai. "La democrazia indiana sopravviverà all'odiosa ideologia che ha provocato questi attacchi", ha fatto sapere da Chicago il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, che è stato tenuto al corrente direttamente dal segretario di Stato, Condoleezza Rice. "Questi attacchi coordinati contro civili innocenti - ha detto il portavoce di Obama, Brooke Anderson - dimostrano la grave e urgente minaccia del terrorismo. Gli Stati Uniti devono continuare a rafforzare le alleanze con l'India e con le Nazioni del mondo per sradicare e distruggere le reti terroristiche".
"L'Unione europea ha appreso con orrore e indignazione degli atti terroristici di Mumbai e condanna con forza la presa di ostaggi ancora in corso". È quanto si legge in un comunicato della presidenza francese di turno dell'Ue.
Anche il Pakistan - storico rivale dell'India - ha promesso pieno sostegno e cooperazione nella lotta al terrorismo. In un messaggio di solidarietà il presidente, Asif Ali Zardari, ha sottolineato la necessità di "forti misure per sradicare il terrorismo e l'estremismo dalla regione". In passato, l'India ha più volte accusato i servizi di sicurezza del suo vicino a maggioranza musulmana di fornire sostegno agli attacchi contro le truppe di New Delhi nello Stato del Jammu e Kashmir e ai terroristi islamici che operano sul suo territorio. Il presidente russo, Dmitri Medvedev, ha definito gli attacchi terroristici a Mumbai "una sfida a tutta l'umanità".
La sanguinosa serie di attentati non ha finora ricevuto nessuna rivendicazione ufficiale. Al momento, il sedicente gruppo estremista islamico, finora sconosciuto, dei Deccan Mujahiddin si è assunto la responsabilità degli assalti armati a Mumbai con una e-mail inviata a diversi quotidiani locali. Secondo autorevoli analisti, la strategia e la tecnica di assalto farebbero invece pensare ad un'azione preparata dall'organizzazione terroristca di Al Qaeda. Il premier indiano, Manmohan Singh, ha rilevato che gli attacchi terroristici di Mumbai sono stati "ben organizzati" e hanno "probabilmente collegamenti esterni".
La serie di attacchi simultanei e coordinati avvenuti ieri sera a Mumbai trova un precedente tragico l'11 luglio del 2006. Nell'estate di due anni fa, si contarono infatti quasi duecento morti e oltre settecento feriti in sette esplosioni registrate nel giro di una ventina di minuti in altrettante stazioni ferroviarie della città.


(©L'Osservatore Romano - 28 novembre 20008)

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